Jacaranda Center

Principi etici e di progettazione in PERMACULTURA

«Le strategie "dal basso verso l'alto" più rilevanti partono dall'individuo e si sviluppano attraverso l'esempio e l'emulazione fino a generare cambiamenti di massa. La permacultura - per quanto complementare a molti approcci "dall'alto verso il basso" all'interno del movimento ambientalista - non ha come obiettivo principale quello di far pressione su governo e istituzioni per cambiare la politica, ma quello di permettere a individui, famiglie e comunità locali di accentuare la loro autosufficienza e autoregolazione. [...] Tale approccio si basa sulla consapevolezza che una parte della società è pronta, disponibile e in grado, sostanzialmente - questo è ancora più significativo - di cambiare il proprio comportamento, se crede che ciò sia possibile e rilevante. Questa minoranza socialmente ed ecologicamente motivata rappresenta la chiave di volta di un cambiamento su larga scala.»  (David Holmgren, Permacultura, dallo sfruttamento all'integrazione. Progettare modelli di vita etici, stabili e sostenibili)


La permacultura è un metodo per progettare e gestire paesaggi antropizzati in modo che siano in grado di soddisfare bisogni della popolazione quali cibo, fibre ed energia e al contempo presentino la resilienza, ricchezza e stabilità di ecosistemi naturali.
Il metodo della permacoltura è stato sviluppato a partire dagli anni settanta da Bill Mollison e David Holmgren attingendo da varie aree quali architettura, biologia, selvicoltura, agricoltura e zootecnia.

Origine del termine "Permacultura" e riadattamento italiano successivo

Il termine "permacoltura"[1] è una contrazione di permanent agriculture ("agricoltura permanente"). Nel primo testo di permacoltura ed anche il primo arrivato in Italia (Permacoltura, un'agricoltura perenne per gli insediamenti umani, 1992)(prima edizione 1978)[2] possiamo leggere: "Permacoltura è una parola che abbiamo coniato per denominare un sistema integrato e in evoluzione costituito da piante perenni o che si autoperpetuano e da specie animali utili all'uomo. Si tratta in sostanza di un ecosistema agricolo completo."[1]

Esclusivamente in Italia il nuovo gruppo che ha curato l'edizione italiana del libro "Introduzione alla permacultura" ha scelto di propria iniziativa di modificare il termine "permacoltura" in "permacultura" per enfatizzare il concetto di "cultura", quindi sottolineare un approccio unificato a tutti gli aspetti che riguardano la società umana e le sue connessioni con la natura, come descritto nella prefazione all'edizione italiana[3]. Bill Mollison sosteneva che "una cultura non può sopravvivere a lungo senza una base agricola sostenibile e un'etica dell'uso della terra" inoltre nello stesso testo per la prima volta asserisce che il termine da lui coniato di "permaculture" nasce non solo dalla contrazione di "permanent agriculture" ma anche di "permanent culture"[3]. Seppur il gioco di parole funzioni solo in inglese, l'apprezzamento dei lettori e degli editori ha fatto sì che da quel momento tutti i libri italiani sull'argomento "permaculture" ricorressero al neologismo "permacultura".

Storia

Influenze
Il concetto di Permanent Agriculture fu coniato nel 1911 da Franklin Hiram King nel suo libro Farmers of Forty Centuries: Or Permanent Agriculture in China, Korea and Japan. Qui Hiram lo definisce come un sistema agricolo che si può sostenere per un tempo illimitato.
Altri fattori che influenzarono la stesura del primo modello teorico della permacultura furono i lavori di Stewart Brand sui sistemi, l'esperienza dell'agricoltore Sepp Holzer, che per primo mise in pratica un metodo di agricoltura ecologica per coltivare in Austria (130 km a sud di Salisburgo) ad alta quota (1000 – 1500 metri sul livello del mare) e l'esperienza del pioniere dei metodi di agricoltura naturale Masanobu Fukuoka e il suo libro La rivoluzione del filo di paglia.[4]

 

Mollison e Holmgren
A partire dal 1974 in Australia Bill Mollison e David Holmgren cominciarono a sviluppare un quadro di riferimento per un sistema agricolo sostenibile, incentrandolo su una policoltura a base di specie arboree perenni, arbusti, specie erbacee, funghi e sistemi radicali[5]. Oltre a questo il metodo si poneva come obiettivo il progettare insediamenti umani in modo da ridurre il lavoro necessario per mantenerli, la produzione di scarti e l'inquinamento e contemporaneamente preservare o incrementare naturalmente la fertilità dei terreni e la biodiversità del sistema.[6]
L'opera di Mollison e Holmgren era basata sui seguenti assunti:

- La crisi ambientale è reale e le sue dimensioni sono tali che certamente trasformeranno la moderna società industriale in modo irriconoscibile. Questo processo metterà in serio pericolo il benessere e la stessa sopravvivenza della popolazione mondiale, in costante aumento.
- L'impatto globale - quello già presente e quello futuro - della società industriale e dell'enorme popolazione sulla meravigliosa biodiversità della terra sarà sicuramente molto più vasto degli enormi cambiamenti registrati negli ultimi secoli.
- L'uomo, anche se creatura abbastanza insolita nel contesto del mondo naturale, è soggetto alle stesse leggi scientifiche che governano l'universo materiale e l'evoluzione delle forme di vita, in primo luogo quelle relative al bilancio energetico.
- Lo sfruttamento dei combustibili fossili durante l'era industriale è la causa primaria della spettacolare esplosione della popolazione umana, delle conquiste tecnologiche e di ogni altra caratteristica della società moderna.
- Sebbene sia quanto meno difficile prevedere quali saranno gli sviluppi della società umana successivi all'esaurimento delle risorse energetiche di tipo fossile, è indubbio che i prossimi decenni vedranno il ritorno ai modelli osservabili in natura e nelle società preindustriali e cioè a modelli sociali dipendenti da energie e risorse rinnovabili.

Il lavoro culminò nel 1978 con la pubblicazione di Permaculture One. Nel 1979 Mollison pubblicò Permaculture Two, con il quale ampliava ulteriormente il metodo comprendendo la progettazione di intere comunità.
Quello che infatti contraddistingueva il lavoro di Mollison e Holmgren dalle altre proposte di metodi agricoli alternativi era l'enfasi sull'integrazione con tutti componenti di un insediamento umano: costruzione di edifici, pianificazione del sito, gestione delle acque e dell'energia e gestione della comunità si fondevano con la coltivazione di piante per cibo o altre materie prime[6].

Stato attuale
Il metodo della permacoltura si è diffuso in tutto il mondo a partire dagli anni ottanta.
Ad oggi esiste più di una dozzina di libri e manuali che trattano di permacultura sulla base del lavoro originale di Mollison e Holmgren. Nonostante questo, non ci sono mai state sostanziali aggiunte o variazioni al metodo sviluppato alla fine degli anni settanta.
Nel 2002 si stima che siano state formate alla progettazione in permacoltura oltre 100000 persone in tutto il mondo. La formazione prevede generalmente un corso intensivo teorico/pratico di due settimane dove, oltre ai fondamenti comuni del metodo, vengono insegnate le tecniche più adatte agli ecosistemi locali[6].
Nonostante questo la permacoltura fatica ancora ad avere una diffusione di massa. Holmgren afferma che i motivi sono principalmente da ricercarsi nel prevalere di una cultura scientifica del riduzionismo, e quindi un approccio cauto se non ostile a metodi di natura più olistica, nel dominio di una cultura del consumismo creata da una visione puramente economica della salute e del progresso e la paura da parte delle autorità politiche globali e locali di perdere la loro influenza e potere se la popolazione seguisse pratiche volte all'autosufficienza e all'autonomia locale.[7]
La permacultura è stata la base su cui nei primi anni del 2000 Rob Hopkins ha basato il concetto di città di transizione.

Etica

Tutti i progetti di permacultura differiscono nelle tecniche adottate ma hanno in comune una base etica e delle linee guida comuni.

- Cura della terra, ovvero riconoscere il valore dei sistemi naturali nella loro complessità. Gli interventi umani saranno quindi volti a non danneggiare o ripristinare gli equilibri ambientali. Secondo Holmgren il miglior modo per prendersi cura della terra è ridurre i propri consumi.
- Cura degli esseri umani, anche se rappresentano una minima parte nella totalità dei sistemi viventi. Viene valutato di fondamentale importanza soddisfare bisogni fondamentali quali cibo, abitazione, istruzione, lavoro soddisfacente e rapporti sociali senza ricorso a pratiche distruttive su larga scala.
- Limitando il consumo ai bisogni fondamentali è possibile condividere le risorse in eccesso in modo equo con tutti.


Principi

David Holmgren sintetizza i principi alla base della permacultura in dodici punti.[7]

1. Osserva e interagisci (la bellezza è negli occhi di chi guarda) Osservare il paesaggio e i processi naturali che lo trasformano è fondamentale per ottimizzare l'efficienza di un intervento umano e minimizzare l'uso di risorse non rinnovabili e tecnologia. L'osservazione deve essere accompagnata dall'interazione personale.
2. Raccogli e conserva l'energia (prepara il fieno finché c'è il sole) Raccogliere e conservare l'energia è alla base di tutte le culture umane e non. Per energia si intende tutto ciò che può essere immagazzinato e/o mantenuto in buono stato e che è fondamentale per la sopravvivenza di una comunità/cultura. Esempi: cibo, alberi, semi.
3. Assicurati un raccolto (non si può lavorare a stomaco vuoto) Assicurarsi che ogni elemento del progetto porti una ricompensa utile.
4. Applica l'autoregolazione e accetta il feedback (i peccati dei padri ricadono sui figli fino alla settima generazione) Applicare l'autoregolazione per evitare che controllori di livello superiore siano costretti ad intervenire per riequilibrare una crescita incontrollata. Impara a riconoscere e accettare il feedback fornito dalla comunità o, più in generale, dalla natura.
5. Usa e  risorse e servizi rinnovabili (lascia che la natura faccia il suo corso) Gestire le risorse che si rinnovano e rigenerano in modo continuo senza un apporto esterno in modo che assicurino una continua resa. Allo stesso modo valorizzare i cosiddetti servizi rinnovabili, ovvero i servizi apportati da piante, animali, suolo e acqua senza che questi siano consumati nel processo.
6. Non produrre rifiuti (Il risparmio è il miglior guadagno) (Un punto in tempo ne salva cento) Assicurarsi che i sistemi presenti nel progetto non producano niente che non sia utilizzabile e utile ad un altro sistema.
7. Progetta dal modello al dettaglio (gli alberi non sono la foresta) Bisogna imparare a dare uno sguardo d'insieme prima d'immergersi nel dettaglio. Utilizzare soluzioni progettuali derivate da modelli osservati in natura.
8. Integra invece di separare (molte mani rendono il lavoro più leggero) Integrare ogni elemento progettuale all'interno del sistema in modo che si sostenga a vicenda con gli altri elementi.
9. Piccolo e lento è bello (più sono grandi e più fanno rumore cadendo) Sistemi piccoli e lenti sono più facili da mantenere di quelli grossi e veloci, fanno un miglior uso delle risorse e producono in maniera più sostenibile.
10. Usa e valorizza la diversità (non mettere tutte le uova in una sola cesta) Valorizzare la diversità animale e vegetale. La diversità riduce i rischi derivanti dalla gran parte delle minacce: l'ammalarsi di una specie di pianta non è la fine del raccolto. Inoltre la diversità aiuta a beneficiare dell'unicità di ogni territorio.
11. Usa e valorizza il margine (non pensare di essere sulla giusta traccia solo perché è un sentiero molto battuto) Progettare le forme delle zone di confine in modo da sfruttarne il più possibile le caratteristiche: il limite tra due sistemi diversi è il posto dove accadono le cose più interessanti. Queste zone sono spesso le più produttive in quanto possono utilizzare le caratteristiche di sistemi diversi. Un esempio dello sfruttamento dei margini è rappresentato dal sistema di canali argini “chinampa”, utilizzato tradizionalmente in Messico e Thailandia.
12. Reagisci ai cambiamenti e usali in modo creativo (bisogna vedere le cose non solo per come sono ma anche per come saranno) Sfruttare i cambiamenti a proprio favore; questo presuppone l'osservare attentamente i segni che li precedono e intervenire in tempo.

Progettazione

La progettazione di ambienti secondo i principi della permacultura è strettamente dipendente dalle caratteristiche del territorio. Nonostante i modi d'intervento siano differenti caso per caso, si possono individuare delle linee guida comuni applicabili a tutti i progetti. 

Aiuti alla progettazione

Zone
Per una pianificazione energetica efficiente, il paesaggio su cui si opera viene suddiviso in zone. Ad ogni zona è adibita una destinazione d'uso e una distanza dall'abitazione in base alla frequenza d'intervento umano.
Idealmente in permacultura si identificano le seguenti zone:

- Zona 0 è il centro delle attività: la casa, la stalla o, su vasta scala, un intero villaggio. Questa zona deve essere ubicata in modo tale da ottenere il massimo risparmio energetico e da soddisfare i fabbisogni dei suoi occupanti.
- Zona 1 è situata nelle immediate vicinanze del centro della attività. È l'area più controllata e intensamente utilizzata. Può per esempio contenere l'orto, l'officina, la serra, il vivaio, il ricovero degli animali da cortile, il serbatoio per il combustibile, la legnaia, lo stenditoio per il bucato e una zona per l'essiccazione dei cereali. In questa zona non sono presenti animali di grande taglia e probabilmente sono presenti pochi grandi alberi adibiti prevalentemente all'ombreggiatura. Sono invece comuni piccoli alberi da uso frequente, ad esempio i limoni.
- Zona 2 è una zona intensamente curata e densamente coltivata. Le strutture in questa zona includono terrazzamenti, siepi, graticci e specchi d'acqua. Possono essere presenti anche alcuni grandi alberi che ospitano sotto la loro chioma un complesso sistema di specie erbacee ed arboree, in particolare piante da frutto. In questa zona vengono anche collocate specie vegetali e animali che richiedono cura e osservazione e l'acqua vi è distribuita estesamente con irrigazione a goccia. È permesso l'accesso libero degli animali da cortile in aree selezionate e vi può essere un'area destinata al pascolo degli animali provenienti dalla zona 3.
- Zona 3 sono presenti alberi da frutto che non necessitano di potatura e pacciamatura, pascoli e aree più estese per animali, da carne e non, e le colture principali. In questa zona sono presenti grandi alberi che assolvono anche alla funzione di barriere frangivento e fonti di foraggio.
- Zona 4 poco curata, semi selvaggia. Adatta alla raccolta di frutti selvatici, alla forestazione e ad ospitare animali selvatici. Oltre a questo è la zona destinata alla produzione di legname pregiato.
- Zona 5 è lasciata allo stato naturale. Questa zona è fatta per osservare ed imparare, la progettazione non deve interessarla.


Settori
È utile in fase di progettazione suddividere la zona interessata in settori. Viene così realizzato un diagramma circolare suddiviso a spicchi o cunei che si irradiano dal centro della attività (comunemente la casa). Sul diagramma vengono comunemente rappresentati:

- settori a rischio incendio,
- venti freddi o dannosi
- venti caldi
- angoli d'incidenza del sole estivo e invernale
- luce riflessa dagli stagni
- aree soggette ad inondazione
Successivamente vengono collocati gli elementi della progettazione in modo da gestire in modo vantaggioso l'energia in arrivo.


Principi progettuali

Identificare le risorse
In permacultura si cerca di sfruttare tutte le caratteristiche di un territorio. Per far ciò si rende necessario in fase di progettazione identificare ogni possibile risorsa procurandosi mappe del terreno, dati relativi ai venti, precipitazioni atmosferiche, inondazioni e incendi, e gli elenchi delle specie animali e vegetali caratteristiche. Oltre a questo è fondamentale l'osservazione dei cambiamenti del sito nelle stagioni.
Nonostante la permacultura rivolga una particolare attenzione nelle risorse interne al sito riconosce il ruolo fondamentale della raccolta di informazioni sulle opportunità esterne. Sono considerate potenziali risorse esterne attività che producono prodotti di scarto a noi utili, ad esempio segherie, maneggi, aziende vinicole, e altri servizi utili come scuole o mercati.

Topografia
La permacoltura può essere sviluppata in qualsiasi tipo di regione come colline rocciose, paludi, zone alpine, pianure alluvionali o deserti. Non essendo necessario modificare il paesaggio si rende fondamentale lo studio della topografia del sito su cui intervenire, in quanto questa ha effetto sul microclima, sui modelli di drenaggio dell'acqua, sullo spessore dello strato utile di terreno, sulle vie d'accesso e sul paesaggio. Per comprendere al meglio la sua influenza si rende utile annotarsi dettagli come le pendenze del terreno e il loro orientamento verso il sole, strapiombi o sporgenze rocciose, linee di drenaggio, terreni accidentati, visuali buone o cattive, altezza delle colline, aree paludose e aree suscettibili ad erosione.

Clima e Microclima
Oltre allo studio del clima generale della regione in permacultura si rende fondamentale lo studio dei vari microclimi presenti sul sito del progetto. Terreni distanti pochi chilometri da loro possono infatti differire per quanto riguarda le precipitazioni atmosferiche, la forza dei venti, la temperatura e l'umidità relativa. In base ai dati raccolti vengono ubicate strutture, piante e animali nei punti a loro più favorevoli.
Ad esempio in zone climatiche differenti è possibile ubicare la casa in modo che il microclima specifico di quella posizione contribuisca alla climatizzazione, oppure è possibile sistemare alberi in modo da incanalare i venti in modo utile.

Terreni
In permacoltura le condizioni di un terreno non vengono considerate un fattore limitante preponderante. Se un terreno è danneggiato si ritiene si possa, con le cure adeguate, migliorare l'ecologia del suolo nell'arco di qualche anno, portando a livelli adeguati l'umidità del suolo, l'ossigeno, gli elementi nutritivi e la sostanza organica presente.
I metodi utilizzati per il recupero della fertilità includono:

- prevenzione dell'erosione attraverso la copertura di superfici senza vegetazione
- distribuzione di sostanza organica
- sminuzzamento e l'aerazione di terreni compattati (esclusivamente con mezzi che non rivoltano il terreno)
- l'arricchimento di sostanze nutritive attraverso la distribuzione di minerali d'origine organica (letame o sovescio) e la stimolazione dell'attività biologica propria del terreno.

Acqua
Le risorse idriche influenzano profondamente il tipo di interventi possibili in un sito; per questo si rende necessario identificare con precisione le fonti d'acqua e prendere adeguate misure per conservarla. Uno dei metodi più usati in permacultura per facilitare l'assorbimento dell'acqua dal terreno è quello degli swale. Questi lunghi fossati scavati lungo le linee di rilievo intercettano il flusso d'acqua in superficie, per poi trattenerlo per ore o per giorni, lasciandola filtrare lentamente nel terreno. Questi canali dovrebbero essere accompagnati da alberi lungo i loro bordi, soprattutto nelle zone aride in modo da evitare l'accumulo di sali.

Collocazione delle infrastrutture
Particolare attenzione è rivolta al posizionamento di due tipi di infrastrutture quali le vie di comunicazione e l'abitazione (o il centro delle attività).
Le strade dovrebbero correre lungo le curve di livello, essere prive di pendenze ripide ed essere dotate di un buon sistema di drenaggio per ridurre l'erosione. Dove possibile dovrebbero svolgere anche altre funzioni, ad esempio come pareti di bacini di raccolta dell'acqua o come barriere antincendio.
Alcune regole generali che vengono seguite per posizionare l'abitazione sono:

- vicinanza a una via d'accesso principale e alle fonti energetiche
- orientamento del sole, soprattutto nelle zone climatiche fredde
- l'incidenza delle brezze rinfrescanti
- collocazione a valle di una fonte per contare su un rifornimento idrico a caduta
È poi pratica comune non costruire sulla sommità di un'altura in quanto così facendo la casa si troverebbe esposta a venti da ogni direzione, oltre ad un fattore di regolazione termica questo aumenterebbe anche il rischio incendi.
Una volta definita l'ubicazione delle vie d'accesso e dell'abitazione, il posizionamento delle infrastrutture può focalizzarsi sul resto dell'area.

Progettare tenendo conto delle calamità
In permacoltura vi è un approccio alle calamità naturali incentrato sulla prevenzione in fase di progettazione.
Alcune strategie adottate per la prevenzione degli incendi prevedono la riduzione del materiale infiammabile nei settori a rischio tramite cura del terreno, e la creazione di schermature tramite utilizzo di superfici non combustibili (stagni, strade) o specie vegetali ritardanti.

 

Esempi pratici di permacultura

Zone
Data la natura mutevole delle tecniche utilizzate in permacoltura non è raro imbattersi in varianti dello schema generale di suddivisione in zone. Un esempio è quello dell'azienda agricola Ragas, in provincia di Bologna. Il territorio è stato suddiviso nelle seguenti zone[8]:

- Zona 1: residenza, laboratorio per la preparazione dei prodotti
- Zona 2: vivaio, zona di raccolta legna, orto domestico
- Zona 3: coltivazione di piante ed erbe officinali
- Zona 4: zona seminativa a cereali e bancali di ortaggi da utilizzare a conserva
- Zona 5: zona foraggiera integrata di oche, galline, alberi da frutto, fiori e cereali
- Zona 6: area di relax all'interno di un percorso di incanalamento delle acque fino al fiume
- Zona 7: bacino per l'itticoltura
- Zona 8: area estesa per la coltivazione di differenti frutti minori
- Zona 9: area per l'orto invernale e altro frutteto

Edifici

In permacoltura la casa è di solito strettamente correlata alla vegetazione circostante. Vengono usati tetti verdi e rampicanti per migliorare l'isolamento termico, serre e shadehouse per modificare il microclima e produrre cibo. In molti casi vengono usate tecniche di costruzione con materiali presenti sul posto come legno, paglia o terra cruda.
Le strategie tecnologiche per progettare una casa in permacoltura variano molto a seconda del luogo e delle risorse disponibili. Nel libro Introduzione alla permacultura Mollison ne elenca alcune raggruppate per funzione:

Climatizzazione
Stufe a legna a combustione rapida e con grandi radiatori, stufe efficienti in ghisa a combustione lenta.
Serre addossate alla casa per il riscaldamento invernale.
Shadehouse per rinfrescare l'aria in estate.
Sistema di graticci per deviare i raggi solari e rinfrescare.
Riscaldamento a pavimento radiante tramite acqua riscaldata.
- Fornelli e stufe da cucina
Cucine a legna per cucinare e riscaldare in climi freddi.
Cucine a gas, con la possibilità di usare bio-gas ottenuto da scarti, in climi caldo-umidi.
Cucine solari.
Cottura in contenitori termicamente ben isolati per cibi a lunga cottura.
- Produzione d'acqua calda
Sistema di recupero calore da stufe a legna e successivo immagazzinamento dell'acqua in contenitori termicamente isolati.
Pannelli solari termici, possibilmente autocostruiti con materiali di recupero.
- Elettricità e illuminazione
Pannelli fotovoltaici, generatori eolici o idroelettrici su piccola scala.
Progettare per sfruttare il più possibile la luce naturale.
- Lavaggio e asciugatura dei vestiti
Lavatrici manuali
Asciugare i vestiti in serra o sopra una fonte di calore riparata
- Refrigerazione ed essiccazione cibo
Frigorifero alimentato da pannelli fotovoltaici, generatori eolici o idroelettrici su piccola scala.
Essiccatore solare o essiccazione in serra.
- Risparmio Idrico
Cisterna per raccolta dell'acqua piovana.
Acque grigie utilizzate per sciacquoni o deviate verso orto e serra.
Gabinetti a secco.

Nelle zone aride si utilizzano accorgimenti per la creazione di fonti d'aria fresca. Alcuni di questi sono l'uso di cortili interni coperti da graticci, alberi o tessuti, pergolati racchiusi da rampicanti, tunnel interrati e camini solari per indurre una ventilazione nelle stanze.

Coltivazioni

Come tutte le soluzioni pratiche adottate in permacoltura, anche i metodi di coltivazione variano a seconda del contesto culturale e ambientale. Tutti i metodi utilizzati hanno però in comune l'obiettivo di tutelare il terreno e di ripristinarne naturalmente la fertilità. Alcune tecniche comunemente utilizzate sono l'agricoltura naturale di Fukuoka[9], l'agricoltura sinergica e l'agricoltura biodinamica.
Molto diffuso è anche l'uso di sistemi agroforestali perenni in policoltura chiamati foreste alimentari. In questo tipo di coltivazione viene mimato il modello tridimensionale di sviluppo delle piante in un bosco per creare un sistema produttivo. Pioniere di questa tecnica fu Robert Hart, che creò la prima foresta alimentare in permacultura presso Wenlock Edge, Shropshire, Inghilterra[10].


Si deve a lui infatti la divisione a strati che caratterizza questa tecnica:

1. strato di copertura composto dalle chiome degli alberi da frutto
2. strato di bassi alberi da frutta o da noci
3. strato di cespugli da frutta come ribes o lamponi
4. strato di verdure ed erbe perenni
5. strato di copertura del terreno con piante commestibili che si diffondono orizzontalmente
6. strato sotterraneo dove si trovano radici e tuberi
7. strato verticale di viti o piante scalatori


Boschi
Includere nel progetto boschi strutturati è utile per fornire foraggio per il bestiame e gli animali selvatici, mitigare gli sbalzi estremi di calore, diversificare la produzione vegetale e animale, prevenire la salinizzazione dei terreni e prevenire l'erosione del suolo lungo rapidi pendii o corsi d'acqua.
Le specie arboree svolgono anche un'azione importante per dare ricovero a molti animali selvatici, in particolare uccelli, importanti per il controllo dei parassiti.
Da un bosco è inoltre possibile ricavare legna da ardere o adibirne una parte alla coltivazione di qualità locali di legno pregiato per la costruzione.

Animali
Nella maggior parte dei progetti di permacultura gli animali svolgono più di una funzione e si integrano con gli altri elementi. Uno dei concetti più usati è ad esempio il trattore di galline, ovvero lasciar razzolare libero o in apposite strutture mobili il pollame per mantenere la vegetazione ad un livello basso. Esiste anche una permacultura vegana che non fa uso di allevamenti animali, tra i fondamenti etici questa corrente aggiunge anche la "cura per gli animali".

Permacoltura urbana
La permacoltura urbana è l'applicazione dei principi della permacoltura in ambito urbano. Mira a realizzare progetti di autosufficienza alimentare urbana e comunitaria mediante la reintroduzione della produzione del cibo nelle aree urbane, l'efficienza e l'autoproduzione energetica.
Una proposta per reintrodurre la produzione di cibo nelle aree urbane è quella di sostituire le piante ornamentali del verde pubblico con altre specie utili. Ad esempio nei parchi pubblici potrebbero essere coltivate piante da frutto come meli, peri o altro tipo e arbusti e piante con frutti commestibili come mirtilli, ribes o fragole. Inoltre si potrebbe utilizzare le aree verdi per orti urbani collettivi e per la produzione di biomassa per l'energia.

Permacultura Bioregionale
La Permacultura Bioregionale integra i principi della permacultura con la visione bioregionale. Il Bioregionalismo si è sviluppato come un approccio profondo al concetto di permacultura tenendo in forte considerazione le tradizioni e la cultura locale. In particolare si approfondisce l'interazione e il rapporto tra la comunità umana, la sua cultura e la sua spiritualità con gli ambienti naturali. Il Bioregionalismo è una teoria ecologista, basata sull'individuazione e lo studio di aree naturalmente definite chiamate Bioregioni, formulata per la prima volta da Peter Berg e Raymond Dasmann all'inizio degli anni settanta. È una visione non solo ecologica ma anche culturale, politica e spirituale.[11]

Economia
In permacultura vengono adottati sistemi economici comunitari atti a preservare e sviluppare le economie di sussistenza.
Alcuni approcci a questi sistemi economici sono ad esempio il local employment trading system, assimilabile all'italiana banca del tempo, vari sistemi di microcredito e prestiti sociali. In Australia esiste un fondo che raccoglie donazioni per finanziare progetti di permacultura nel paese[12].
Ad un livello più globale la permacultura si allinea con il movimento della finanza etica.

tratto da Wikipedia , 3 marzo 2019

 

Aree di intervento / Domini di interesse


I 7 domini dell'essere umano e il fiore della permacultura (Holmgren)


A partire dall’etica e dai principi centrati sul tema fondamentale della gestione della terra e della natura, la permacultura grazie all’applicazione progressiva dei suoi principi si sta evolvendo verso l’integrazione dei sette domini necessari per sostenere l’umanità nel corso della discesa energetica.

Il “Fiore del sistema di progettazione della permacultura” mostra i domini fondamentali che richiedono una trasformazione per creare una cultura sostenibile. Storicamente la permacultura si è focalizzata sull’amministrazione della terra e della natura, sia come fonte sia come applicazione di principi etici e di progettazione. Questi principi sono applicati ora ad altri domini riguardanti le risorse fisiche ed energetiche, così come l’organizzazione umana (spesso chiamate strutture invisibili nell’insegnamento della permacultura). Alcuni di questi specifici campi, progettazione di sistemi e soluzioni che sono stati associati con questa più ampia visione della permacultura (almeno in Australia) sono mostrati intorno alla periferia del fiore. Il percorso a spirale evolutiva che parte dall’etica e dai principi suggerisce il collegamento tra questi domini, inizialmente a livello personale e locale, per poi procedere al livello collettivo e globale.

 

 

 Tratto da Accademia Italiana di Permacultura, 3 marzo 2019

 

Precetti Comunitari - 14 addestramenti alla consapevolezza

I princìpi ai quali è ispirata la vita del JACARANDA CENTER sono i Quattordici Addestramenti alla Consapevolezza della Comunità dell’Interessare.

Caratteristiche dei 14 Addestramenti sono il rifiuto del dogmatismo, nell’osservare come nell’agire; la ricerca nel vero spirito della visione profonda e della compassione nella vita; l’aspirazione a trasformare se stessi per trasformare la società.

Non si tratta di regole prescrittive, ma di indicazioni, linee guida che creano i presupposti per proteggere e sostenere, attraverso la pratica della consapevolezza, noi stessi, i nostri cari e la società.

Il Primo Addestramento: Apertura

Consapevoli della sofferenza creata dal fanatismo e dall’intolleranza, siamo determinati a non idolatrare né ritenere vincolante alcuna dottrina, teoria o ideologia, neppure quelle buddhiste. Ci impegniamo a considerare gli insegnamenti buddhisti come strumenti che ci guidano e ci aiutano a imparare a guardare in profondità e a sviluppare comprensione e compassione. Non sono dottrine per cui combattere, uccidere o morire. Comprendiamo che il fanatismo nelle sue molte forme, è il risultato di una percezione dualistica e discriminante delle cose. Ci addestreremo a guardare ogni cosa con apertura e con la visione profonda dell’interessere, per trasformare il dogmatismo e la violenza in noi stessi e nel mondo.

Il Secondo Addestramento: Non attaccamento alle opinioni

Consapevoli della sofferenza creata dall’attaccamento alle opinioni e alle percezioni erronee, siamo determinati a non avere una mente ristretta, legata alle opinioni attuali. Siamo determinati a imparare e praticare il non attaccamento alle opinioni e l’apertura alla visione profonda e alle esperienze degli altri, così da trarre beneficio dalla saggezza collettiva. La visione profonda si rivela attraverso la pratica dell’ascolto compassionevole, dell’osservazione profonda e del lasciar andare le nozioni, non attraverso l’accrescimento della conoscenza intellettuale. Siamo consapevoli che la conoscenza che possediamo al momento non è l’immutabile e assoluta verità. La verità si trova nella vita e noi osserveremo la vita in noi e intorno a noi in ogni momento, pronti a imparare da essa.

Il Terzo Addestramento: Libertà di pensiero

Consapevoli della sofferenza che si genera quando imponiamo agli altri le nostre opinioni, siamo determinati a non forzare gli altri, neppure i nostri figli, ad adottare le nostre opinioni, con alcun mezzo: autorità, minacce, denaro, propaganda o indottrinamento. Ci impegniamo a rispettare il diritto degli altri di essere diversi e di scegliere in cosa credere e come decidere. Tuttavia impareremo ad aiutare gli altri ad abbandonare e trasformare la ristrettezza mentale utilizzando la parola amorevole e il dialogo compassionevole.

Il Quarto Addestramento: Consapevolezza della sofferenza

Consapevoli che guardare in profondità la natura della sofferenza può aiutarci a sviluppare la comprensione e la compassione, siamo determinati a tornare a noi stessi, a riconoscere, accettare, abbracciare e ascoltare la sofferenza con l’energia della consapevolezza. Faremo del nostro meglio per non fuggire dalla nostra sofferenza né coprirla con consumi compulsivi; praticheremo invece la consapevolezza del respiro e la meditazione camminata per osservare in profondità le sue radici. Sappiamo che solo comprendendo le radici della sofferenza possiamo trovare la via che conduce alla sua trasformazione. Una volta compresa la nostra sofferenza personale, saremo in grado di comprendere quella degli altri. Ci impegniamo a trovare il modo – attraverso contatti personali, telefonici, informatici, audiovisivi e altri – per stare con coloro che soffrono aiutandoli così a trasformare la sofferenza in compassione, pace e gioia.

Il Quinto Addestramento: Vita sana fondata sulla compassione

Consapevoli che la vera felicità si fonda sulla pace, la stabilità, la libertà e la compassione, siamo determinati a non accumulare ricchezze mentre ci sono milioni di esseri che hanno fame e muoiono, e a non porci come scopo della vita la fama, il profitto, la ricchezza o il piacere dei sensi, che possono portare molta sofferenza e disperazione. Praticheremo l’osservazione profonda del modo in cui nutriamo il corpo e la mente con cibo commestibile, impressioni dei sensi, volizione e coscienza. Ci impegniamo a non giocare d’azzardo e a non fare uso di alcol, droghe o altri prodotti e stimoli che introducano tossine nel nostro corpo e nella nostra coscienza, e anche nel corpo e nella coscienza collettivi, come certi siti web, giochi elettronici, brani musicali, programmi televisivi, film, riviste, libri e conversazioni. Orienteremo le nostre scelte di consumatori in modo da proteggere la compassione, la pace, la gioia e il benessere nel nostro corpo e nella nostra coscienza, come nel corpo e nella coscienza collettivi della nostra famiglia, della società e della Terra.

Il Sesto Addestramento: Prendersi cura della rabbia

Consapevoli che la rabbia blocca la comunicazione e crea sofferenza, siamo determinati a prenderci cura dell’energia della rabbia quando sorge e a riconoscerne e trasformarne i semi che giacciono nel profondo della nostra coscienza. Quando sorge la rabbia, siamo determinati a non fare e a non dire nulla, praticando invece il respiro consapevole e la meditazione camminata, per riconoscere, abbracciare e guardare in profondità la rabbia. Sappiamo che le radici della rabbia non sono al di fuori di noi ma possono essere trovate nelle nostre percezioni erronee e nella nostra mancanza di comprensione della sofferenza in noi stessi e nell’altro. Contemplando l’impermanenza saremo in grado di guardare con gli occhi della compassione noi stessi e coloro che pensiamo essere la causa della nostra rabbia, e a riconoscere la preziosità delle nostre relazioni umane. Praticheremo la Retta Diligenza per nutrire la nostra capacità di comprensione, amore, gioia e inclusività, trasformando gradualmente la nostra rabbia, violenza e paura e aiutando gli altri a fare lo stesso.

Il Settimo Addestramento: Dimorare felicemente nel momento presente

Consapevoli che la vita è disponibile solo nel momento presente ci impegniamo ad addestrarci a vivere a fondo ogni momento della nostra vita quotidiana. Cercheremo di non perderci nella dispersione né di lasciarci trascinare dai rimpianti del passato, dalle preoccupazioni per il futuro, o dall’avidità, dalla rabbia e dalla gelosia nel presente. Praticheremo la consapevolezza del respiro per essere coscienti di ciò che accade qui e ora. Siamo determinati a imparare l’arte di vivere in consapevolezza, entrando in contatto, in ogni situazione, con gli elementi meravigliosi, vitali e salutari che esistono in noi e intorno a noi. Così facendo saremo in grado di coltivare semi di gioia, pace, amore e comprensione in noi stessi, facilitando l’opera di trasformazione e di guarigione della nostra coscienza. Siamo consapevoli che la felicità dipende innanzitutto dal nostro atteggiamento mentale e non da condizioni esterne, e che per vivere felicemente nel momento presente ci basta ricordare di avere già condizioni più che sufficienti per essere felici.

L’Ottavo Addestramento: Vera comunità e comunicazione

Consapevoli che la mancanza di comunicazione porta sempre divisione e sofferenza, ci impegniamo ad addestrarci nella pratica dell’ascolto compassionevole e della parola amorevole. Sapendo che una vera comunità si fonda sull’inclusività e sulla pratica concreta dell’armonia di visione, pensiero e parola, praticheremo la condivisione della nostra comprensione e delle nostre esperienze con i membri della comunità, per raggiungere una visione profonda collettiva. Siamo determinati a imparare ad ascoltare in profondità senza giudicare o reagire e ad astenerci dal pronunciare parole che possano generare discordia o divisione nella comunità. Ogni volta che sorgerà una difficoltà rimarremo nel sangha e praticheremo l’osservazione profonda di noi stessi e degli altri per riconoscere tutte le cause e condizioni, comprese le nostre energie dell’abitudine, che hanno generato quella difficoltà. Ci assumeremo la responsabilità dei comportamenti con cui abbiamo contribuito a far nascere il conflitto e manterremo aperta la comunicazione. Non ci comporteremo da vittime ma cercheremo attivamente il modo di ricomporre e risolvere tutti i conflitti, per quanto piccoli.

Il Nono Addestramento: Parola veritiera e amorevole

Consapevoli che le parole possono creare sofferenza o felicità, ci impegniamo a imparare a parlare in modo veritiero, amorevole e costruttivo. Useremo solo parole che ispirino gioia, fiducia e speranza e che promuovano la riconciliazione e la pace in noi stessi e fra gli altri. Parleremo e ascolteremo in modi che possano aiutare noi stessi e gli altri a trasformare la sofferenza e a trovare una via d’uscita da situazioni difficili. Siamo determinati a non dire il falso a vantaggio di interessi personali o per impressionare gli altri e a non pronunciare parole che causino divisione e odio. Proteggeremo la gioia e l’armonia del sangha astenendoci dal parlare degli errori di altri in loro assenza e ci chiederemo sempre se le nostre percezioni siano corrette. Parleremo solo con l’intenzione di comprendere la situazione e di contribuire a trasformarla. Non diffonderemo notizie di cui non siamo certi e non condanneremo cose di cui non siamo sicuri. Faremo del nostro meglio per denunciare situazioni di ingiustizia, anche quando ciò potrebbe crearci difficoltà o minacciare la nostra sicurezza.

Il Decimo Addestramento: Proteggere e nutrire il Sangha

Consapevoli che l’essenza e lo scopo di un Sangha è la pratica della comprensione e della compassione, siamo determinati a non usare la comunità buddhista per trarne potere o profitto personale e a non trasformare la nostra comunità in uno strumento politico. Tuttavia, in quanto membri di una comunità spirituale, dovremmo prendere una posizione chiara contro l’oppressione e l’ingiustizia e dovremmo lottare per cambiare la situazione, senza prendere le parti di nessuno nei conflitti. Ci impegniamo a guardare le cose con gli occhi dell’interessere e a imparare a considerare noi stessi e gli altri come cellule di un unico corpo del Sangha. Ognuno di noi, in quanto vera cellula del corpo del Sangha – che genera la consapevolezza, la concentrazione e la visione profonda di cui nutre se stessa e l’intera comunità – è allo stesso tempo anche una cellula del corpo del Buddha. Costruiremo attivamente la fratellanza e la sorellanza, scorreremo insieme come un fiume e praticheremo per sviluppare i tre veri poteri – comprensione, amore e capacità di attraversare le afflizioni – per realizzare il risveglio collettivo.

L’Undicesimo Addestramento: Retto sostentamento

Consapevoli che l’ambiente e la società hanno subìto grandi violenze e ingiustizie, ci impegniamo a non vivere di una professione dannosa per gli esseri umani e per la natura. Faremo del nostro meglio per scegliere un mezzo di sostentamento che contribuisca al benessere di tutte le specie sulla Terra e che ci aiuti a realizzare il nostro ideale di comprensione e di compassione. Consapevoli delle realtà economiche politiche e sociali in tutto il mondo, come anche della nostra personale interrelazione con l’ecosistema, siamo determinati a comportarci in modo responsabile come consumatori e come cittadini. Non faremo investimenti o acquisti presso aziende che contribuiscano all’esaurimento delle risorse naturali, danneggino la Terra e privino altre persone della possibilità di vivere.

Il Dodicesimo Addestramento: Rispetto profondo per la vita

Consapevoli che molta sofferenza è causata da guerre e conflitti, siamo determinati a coltivare nella vita quotidiana la nonviolenza, la compassione e la visione profonda dell’interessere e a promuovere l’educazione alla pace, la mediazione consapevole e la riconciliazione nelle famiglie, nelle comunità, in gruppi etnici e religiosi, fra le nazioni, nel mondo. Ci impegniamo a non uccidere e a non lasciare che altri uccidano. Non daremo il nostro sostegno ad alcun atto di uccisione nel mondo, nel nostro pensiero o nel nostro modo di vivere. Con il nostro Sangha praticheremo diligentemente l’osservazione profonda per scoprire modi migliori per proteggere la vita, prevenire la guerra, costruire la pace.

Il Tredicesimo Addestramento: Generosità

Consapevoli della sofferenza causata da sfruttamento, ingiustizia sociale, furto e oppressione, ci impegniamo a coltivare la generosità nel nostro modo di pensare, di parlare e di agire. Praticheremo la gentilezza amorevole operando per la felicità di persone, animali, piante e minerali e condividendo tempo, energie e risorse materiali con chi è in stato di bisogno. Siamo determinati a non rubare e a non impadronirci di nulla che potrebbe appartenere ad altri. Rispetteremo la proprietà altrui, ma cercheremo di impedire che altri traggano profitto dalla sofferenza umana e dalla sofferenza di altri esseri.

Il Quattordicesimo Addestramento: Vero amore

Consapevoli che il desiderio sessuale non è amore e che le relazioni sessuali motivate dall’avidità non riescono a dissipare il sentimento di solitudine ma creano maggior sofferenza, frustrazione e isolamento, siamo determinati a non intraprendere relazioni sessuali senza reciproca comprensione, amore e un impegno a lungo termine di cui siano stati resi partecipi la famiglia e gli amici. Rendendoci conto che il corpo e la mente sono una cosa sola, ci impegniamo a imparare modi appropriati di prenderci cura della nostra energia sessuale e di coltivare la gentilezza amorevole, la compassione, la gioia e l’inclusività, per la felicità nostra e degli altri. Nelle relazioni sessuali dobbiamo essere consapevoli della sofferenza che potrebbero causare in futuro. Sappiamo che per proteggere la felicità nostra e degli altri dobbiamo rispettare i diritti e gli impegni nostri e degli altri. Faremo tutto quanto è in nostro potere per proteggere i bambini dagli abusi sessuali e per proteggere coppie e famiglie dalle rotture dovute a una condotta sessuale scorretta. Tratteremo il nostro corpo con compassione e rispetto. Siamo determinati a osservare in profondità i Quattro Nutrimenti e a imparare modi di preservare e canalizzare le nostre energie vitali (del sesso, del respiro e dello spirito) per la realizzazione del nostro ideale di bodhisattva. Saremo pienamente consapevoli della responsabilità di portare al mondo nuove vite e mediteremo sull’ambiente in cui un domani si troveranno a vivere.

 

Jacaranda Center

Via Ramondetta, 21 Valverde

www.jacarandacenter.it 

img-attivita-hp-menu.jpg
img-eventi-hp-menu.jpg
img-gallery-hp-menu.jpg

Jacaranda Center

Via Ramondetta, 21-23
Valverde (CT), Italy

Cell.: +39 392 380 08 64
E-mail: info@jacarandacenter.it
Web: www.jacarandacenter.it

©2019 JACARANDA CENTER. All Rights Reserved. Designed By Studio Insight

Search